Il programma di Fuorigioco 2026

Fuorigioco 2026: Gli impossibili

Le chiavi per leggere quattro capolavori complessi

Libri impossibili: quei capolavori che sembrano impenetrabili e che invece, con la guida giusta, rivelano mondi sconfinati. Questo ciclo di incontri è nato per questo — per trasformare il timore reverenziale in meraviglia.

Quattro incontri, dedicati a quattro capolavori della letteratura internazionale. Appuntamento ogni martedì dal 10 al 31 marzo dalle ore 19:00 in sala Teresina Degan della Biblioteca Civica di Pordenone ingresso gratuito senza prenotazione.

Fuorigioco è la rassegna che il Circolo Culturale Eureka dedica, in collaborazione con la Biblioteca Civica di Pordenone, il sostegno della Regione Friuli Venezia Giulia e il patrocinio del Ministero italiano della Cultura e del Comune di Pordenone, a scrittori ed opere da scoprire (o riscoprire) e a temi di attualità che meritano di essere approfonditi e compresi nella loro complessità e rientra nel Patto per la lettura della città di Pordenone.

Leggere è importante. Ma leggere bene è meglio. Celebrare i grandi scrittori o i capolavori riconosciuti della letteratura è un’occasione per riprendere in mano libri imprescindibili, che a volte diamo per scontati, e riscoprire il gusto anche per la lettura “d’autore”

Sono le parole di Luigi Mascheroni, giornalista, scrittore, direttore della rivista delle Biennale di Venezia, curatore di mostre e conferenze, insegna all’Università cattolica di Milano, che ha curato la nostra rassegna quest’anno.

Martedì 10 marzo: Ulisse

«Ho cominciato a leggere l’Ulisse che avevo diciassette anni e credo di non aver finito mai.» — Edoardo Camurri

Con Edoardo Camurri, scrittore, giornalista, conduttore televisivo e radiofonico e Luigi Mascheroni

Ulisse di James Joyce viene considerato un libro difficilissimo che quasi nessuno è riuscito a leggere.
Ma è davvero un libro inavvicinabile? Oppure è un libro che viene percepito come tale soprattutto perché mostra la nostra resistenza a lasciarci andare verso il grande Sì che Joyce pronuncia?

Martedì 17 marzo: La montagna magica

«La montagna è magica perché trasforma i sogni in realtà» — Luca Crescenzi

Con Luca Crescenzi, germanista

La montagna magica è forse il più grande romanzo del Novecento tedesco, eppure resta un libro misterioso: non è un romanzo sul sanatorio, è un romanzo sull’Occidente che si ammala di sé stesso. Mann costruisce intorno al giovane Hans Castorp una trappola metafisica in cui il tempo si dissolve e la morte smette di essere una fine per diventare la condizione stessa del pensiero. Quello che sembra l’ultimo monumento alla grande tradizione ottocentesca si rivela, leggendolo fino in fondo, uno degli esperimenti narrativi più radicali del Novecento. Bisogna leggerlo perché ci racconta — con ironia spietata — l’incapacità dell’uomo di affrontare il caos della vita: e non c’è diagnosi più attuale di questa.

Martedì 24 marzo: i Cantos

«Sarebbe un peccato lasciarsene spaventare: chi avanza oltre la soglia dei Cantos viene ricompensato da squarci di arte mirabile.» — Luca Gallesi

Con Luca Gallesi, anglista e traduttore

Se Pasolini — comunista, ateo, fiero antifascista — ebbe il coraggio di prendere un vaporetto fino a un palazzo sul Canal Grande, di bussare a quella porta e di sedersi accanto all’anziano poeta americano con spirito di sincera ammirazione, un motivo ci deve essere. Quel motivo si chiama I Cantos: definiti l’epica americana del XX secolo, più citati che letti, sono un’opera infinita nel duplice senso di sterminata e non completata, scritta nell’arco di più di mezzo secolo e capace di coprire una impressionante molteplicità di argomenti — dai poemi omerici a Dante, dai trovatori provenzali alla storia cinese, dall’inferno personale della gabbia di Pisa al Paradiso del Poeta, che è la buona natura di ogni uomo. Ricchi di citazioni in lingue diverse che spaziano dagli ideogrammi ai geroglifici, passando per gli spartiti musicali e l’italiano rinascimentale, possono scoraggiare per la difficoltà e la lunghezza — ma chi avanza oltre la soglia della loro oscurità scopre una diagnosi spietata della civiltà occidentale e squarci di bellezza rara. Ecco perché vale la pena, come fece Pasolini, fare i conti con Pound: e ecco perché una Guida ai Cantos che aiuti il lettore a districarsi nel labirinto poundiano non è un lusso, ma una necessità.

Martedì 31 marzo: Moby Dick

«Uno spettro si aggira nelle acque extraterritoriali della letteratura: Moby Dick […] una caccia maniacale e consapevole che è anzitutto una caccia a noi stessi.» – Ottavio Fatica

Con Ottavio Fatica, traduttore e Luigi Mascheroni

Moby Dick non è un romanzo d’avventura: è uno spettro che si aggira nelle acque extraterritoriali della letteratura da più di un secolo e mezzo, e noi non facciamo che braccarlo senza posa — perché questa caccia maniacale è anzitutto una caccia a noi stessi. Bisogna leggerlo per la musicalità di una lingua che conserva l’armonia persino quando il suono cede il posto al rumore, per la densità dei temi filosofici che affronta — dal confronto con la morte alle ragioni del vivere — e perché Melville ha scritto un libro che vive e respira come un organismo, non come un testo. Dentro ci sono cose inaudite, compresa una quantità di verità scomode che per più di un secolo e mezzo abbiamo fatto finta di non leggere: non si esce da queste pagine come vi si è entrati. Chi le attraversa davvero scopre che far rotolare quelle parole sul palato è un atto necessario: Moby Dick non è mai stato così vivo, e questo vale anche per la lingua che ce lo racconta.

Conosci i relatori di quest’edizione? Qui di seguito qualche nota biografica su di loro.

Edoardo Camurri (Torino, 1974) è scrittore, giornalista e conduttore televisivo e radiofonico, laureato in filosofia teoretica con Gianni Vattimo. Ha collaborato con Il Foglio e Vanity Fair e condotto numerosi programmi su Radio 3 e sulle reti Rai, distinguendosi come divulgatore culturale di raro rigore. Il suo rapporto con Joyce si è manifestato soprattutto nel 2019, quando su Rai 5 ha dedicato a lui una puntata del programma Punto di Svolta, esplorando la portata rivoluzionaria dell’opera joyciana — e dunque dell’Ulisse — come snodo decisivo della letteratura moderna. Questo lavoro televisivo su Joyce è stato lodato dal critico Aldo Grasso come esempio di come la grande letteratura possa trasformare e nobilitare il mezzo televisivo stesso.

Luca Crescenzi è nato a Roma nel 1961. Laureato in Lingue e letterature straniere moderne a “La Sapienza”, ha una prestigiosa carriera accademica che lo ha portato dapprima per progetti di ricerca a Monaco di Baviera e a Basilea, poi come docente alle Università di Urbino, Pisa, Roma, Trento e Venezia. Coordinatore di progetti di ricerca e studioso presso le università di Tübingen, Regensburg e Rostock, ha rivestito numerosi incarichi scientifici negli ambiti della germanistica e della critica del testo. È autore di moltissime pubblicazioni, saggi e studi sulla letteratura e sugli autori di lingua tedesca. Premiato per il suo lavoro di traduzione, critica e diffusione delle opere complete di Mann in lingua italiana è l’unico italiano nella storia del premio ad avere ricevuto la medaglia della Thomas Mann-Gesellschaft Lübeck per “straordinari meriti scientifici”.

Luca Gallesi (Milano, 1961) ha insegnato Lingua e letteratura inglese al Civico Liceo Linguistico A. Manzoni di Milano, ha due lauree (vecchio ordinamento) in Lingue e letterature straniere moderne (Università Cattolica), Lettere moderne (Università degli Studi di Milano) e un dottorato di ricerca in Diritto e scienze umane (Università dell’Insubria). Dirige due collane editoriali per Mimesis Edizioni (Oro e lavoro e A lume spento) e una per Edizioni Ares (poundiana). Collabora da trent’anni con le pagine culturali di “Avvenire” e “il Giornale” e ha scritto molti saggi di argomento letterario tra cui: Ezra Pound a Pisa (Ares) , “Amo l’America nonostante”… Le vite parallele di Ezra Pound e Gore Vidal (Mimesis Edizioni) e C’era una volta l’economia (Bietti). Nel 2025 ha curato la nuova edizione di Guida alla cultura di Ezra Pound.

Ottavio Fatica, nato a Perugia e vissuto a lungo a Roma prima di tornare in Umbria, è uno dei più importanti traduttori italiani viventi, consulente editoriale per Adelphi e già docente di pratica della traduzione letteraria. Ha lavorato per le maggiori case editrici italiane — Adelphi, Einaudi, Bompiani — costruendo un catalogo sterminato che spazia da Kipling a Fitzgerald, da Conrad a David Foster Wallace, fino a Joyce e Tolkien. Tra i suoi lavori più celebri spiccano le ritraduzioni delle opere di Kipling per Adelphi ed Einaudi e la nuova traduzione di Moby Dick (Einaudi, 2015), considerata un capolavoro di resa linguistica. È anche poeta: due raccolte pubblicate da Einaudi, Le omissioni (2009) e Vicino alla dimora del serpente (2019). I numerosi premi ricevuti — Mondello, Monselice, Premio Nazionale per la Traduzione — testimoniano una carriera in cui tradurre non è mai stato un mestiere, ma una forma d’arte.