
In una sala gremita Edoardo Camurri assieme a Luigi Mascheroni ha affrontato il primo degli “Impossibili” di questa edizione di Fuorigioco, Ulisse di James Joyce. Dopo doversi tentativi di affrontare la traduzione di De Angelis e arrendendosi di fronte al titanico apparato di note, Edoardo Camurri ha raccontato di come, al momento giusto come sempre accade con i grandi libri, che ci vengono incontro quando siamo pronti, Ulisse è tornato a trovarlo rivelandogli il suo segreto.
Il modo corretto di leggere Ulisse è quello di rinunciare a capire, rinunciare di trovare tutti i collegamenti, le citazioni, l’inestricabile labirinto che Joyce costruisce proprio per farci arrendere e, finalmente, accettare di immergerci nel flusso, che altro non è che la nostra vita, il nostro universo. Così quel giovedì 16 giugno 1904 a Dublino non accade apparentemente nulla di speciale, eppure in quel niente è racchiuso ognuno di noi: in Leopold Bloom ci sono i pensieri meschini e mediocri, le paure ridicole, ma anche i sentimenti sublimi. Pensieri, sentimenti, emozioni, sostenuti da una forza compassionevole, dalla bontà assoluta del protagonista, attraverso cui, quasi con un atto magico, Joyce cerca di scongiurare l’orrore della guerra, così ben descritto da Céline, così presente negli scritti dal fronte.
Il consiglio di Edoardo Camurri per chi affronta questo testo straordinario è di iniziare dal 4 capitolo, vivendo così la giornata di Leopold Bloom, e di abbandonarsi; rinunciare a capire, a mettere delle etichette a ciò che leggiamo, a conoscere, come diceva Hegel, come dissezionassimo un cadavere. Così riusciremo a dare vita alle parole, e ad immergerci nei sentimenti.
E riusciremo a capire che “Joyce scrive per metterci più a nostro agio nell’universo”.


