17 marzo 2026 – La montagna magica di Thomas Mann – Luca Crescenzi

In una sala ancora una volta gremita, Luca Crescenzi ha guidato il pubblico di Fuorigioco nel cuore del secondo degli “Impossibili”: La montagna magica di Thomas Mann.

Per capire il romanzo bisogna capire Mann — e capire il romanticismo tedesco da cui emerge. Un romanticismo filosofico e cupo, che vede l’anima prigioniera della realtà e cerca la vera unione solo nella morte. Eros e morte indissolubilmente legati: i due amanti del Tristano e Isotta di Wagner si uniranno davvero soltanto morendo.

Mann riconosce in tutto questo un distillato della cultura europea. Ma quella “simpatia per la morte” ha portato agli orrori della Prima guerra mondiale. E allora La montagna magica nasce come un atto di necessità: trovare un antidoto, capire come uscirne.

Il protagonista Hans Castorp è il genio romantico nella sua forma moderna — un buono a nulla con un mondo dentro. Il sanatorio in cima alla montagna è l’Europa intera, e la vera malattia dei pazienti non è la tubercolosi: è la melanconia, quella simpatia per la morte che paralizza e impedisce di vivere. La svolta arriva quando Mann, bloccato a metà romanzo, dopo aver introdotto la protagonista femminile, legge Al di là del principio di piacere di Freud e trova la chiave: l’inconscio non conosce tempo, e l’eros è la forza vitale che bilancia la pulsione verso la morte.

Sulla montagna magica — il cui potere, come ha sottolineato Crescenzi, è insito nella montagna stessa e non frutto di incantamento esterno, e da qui la preferenza rispetto a “incantata” — Hans Castorp impara lentamente a scegliere la vita. Mann costruisce così un romanzo romantico con strumenti non romantici, il romanzo del superamento della visione romantica: la morte non come meta, ma come punto di partenza per imparare finalmente a vivere.