26 marzo 2026 – Thomas Mann -Luca Crescenzi – ITS Maniago

Grande successo per la lectio magistralis all’ITS Torricelli di Maniago tenuta da Luca Crescenzi. Il germanista, che ha ricevuto la medaglia della Thomas Mann Gesellschaft di Lubecca per il suo lavoro sull’autore tedesco, ha offerto un racconto avvincente, appassionato e preciso della vita e dell’opera di Mann, sapendo catalizzare l’attenzione dei ragazzi. I presenti hanno ricevuto i meritati complimenti da parte del professore e degli organizzatori, anche per le numerose e interessanti domande poste al termine della conferenza.

La vita e le opere di Mann testimoniano le travagliate vicende del secolo scorso. Thomas Mann nacque a Lübeck nel 1875 in una famiglia della grande borghesia mercantile tedesca, e divenne uno degli scrittori più celebrati del Novecento: i Buddenbrook (1901) gli valsero il Premio Nobel per la Letteratura nel 1929. Eppure la sua vita fu un campo di battaglia permanente. Visse il crollo dell’Impero guglielmino, la Repubblica di Weimar che implodeva, l’ascesa del nazismo che lo costrinse all’esilio nel 1933. I nazisti lo privarono della cittadinanza e bruciarono i suoi libri, anche perché sua moglie Katia era ebrea; negli Stati Uniti la sinistra lo accusò di simpatie comuniste e l’FBI aprì un fascicolo su di lui. Fu tacciato di essere nazista e poi socialista — spesso dagli stessi ambienti, in anni diversi. La sua bisessualità, che emerge chiaramente dai diari recuperati rocambolescamente dalla casa di famiglia in Germania, rimase un segreto custodito con ossessiva cura, anche per evitare ritorsioni della Gestapo contro i figli rimasti in patria. Negli anni dell’esilio californiano frequentò la Los Angeles più glamour e intellettuale — Brecht, Schoenberg, i grandi fuoriusciti europei, ma anche Chaplin, i musicisti e gli attori della Hollywood nascente — vivendo in una villa di Pacific Palisades che sembrava un’isola della vecchia Europa nel sole della California. Tornò nel Vecchio Continente nel dopoguerra, ma non in Germania: morì a Zurigo nel 1955, glorioso e scomodo fino alla fine.

Tutto questo si riflette nelle sue opere, dalle prime, di sapore autobiografico — con il successo alimentato dal riconoscere nei protagonisti dei Buddenbrook eminenti figure di Lubecca — alle elaborazioni successive, sempre più dense e ambiziose. Fin dagli esordi si percepisce che Mann non è scrittore semplice: sotto la trama maturano le inquietudini dell’epoca e riflessioni profonde. Ben presto questa vena affiora con nitidezza, prima nei racconti (Tonio Kröger, Morte a Venezia), poi ne La montagna magica e nei romanzi successivi, dove Mann si fa convinto assertore del romanzo-saggio come forma del tempo.

Nella sua opera si interroga sul destino del mondo, cercando un continuo contrappeso alla volontà di morte che aveva connotato il Novecento e di cui aveva vissuto i drammi in prima persona. La risposta la trova nella psicanalisi, che non solo offre un vocabolario condiviso attraverso il linguaggio dei sogni, ma fa percepire la necessità di un contraltare vitale: quell’Eros che Mann identifica come forza capace di riequilibrare le sorti umane e ricondurre verso la vita.