
Un capolavoro della letteratura mondiale raccontato da chi lo conosce a fondo: Luigi Mascheroni, curatore della rassegna Fuorigioco, e Ottavio Fatica, traduttore di riferimento del romanzo in italiano, hanno guidato il pubblico dentro il mondo di Moby Dick di Herman Melville.
Melville era uno scrittore di successo dalla vita avventurosa quando decise di scrivere un libro sulle balene. Ma la scrittura gli sfuggì di mano in modo glorioso. Aveva trent’anni quando, dopo diciotto mesi di lavoro febbrile, annotò: «Ho finito un libro cattivo, ma mi sento un angioletto». La confessione dice tutto: nel libro sulle balene era finito un intero mondo, e Melville lo sapeva. Quello che nasce come romanzo picaresco si trasforma progressivamente, si carica, cambia registro — fino ad arrivare al dramma shakespeariano, con sequenze scritte in versi in cui il ritmo affiora evidente nella prosa, o alla solennità biblica del sermone alla ciurma. La baleniera Pequod diventa un micromondo in cui, come ha sottolineato Mascheroni, si possono ravvisare tutte le possibili sfumature dei rapporti tra esseri umani. Il narratore stesso, a un certo punto, si fa da parte e lascia che sia la narrazione a prendere voce.
Eppure le insidie cominciano già dalla prima riga. «Call me Ishmael»: tre parole che per un traduttore aprono un abisso. Tu o voi? Registro colloquiale o formale? Un invito o un’imposizione? O forse, come sostiene Elemire Zolla, una vera e propria dichiarazione di natura angelica, con il richiamo all’Ishmael biblico — nome che in ebraico significa «Dio ascolta»? Fatica ha condiviso con il pubblico la misura di questi scogli: il capitolo tecnico sulla caccia alla balena, ostico e preciso come un manuale; la navigazione del Pequod, difficile da seguire per chi non ha dimestichezza con il mare.
Vale però la pena superarli tutti, per addentrarsi in questo meraviglioso romanzo-mondo che, con tutti i suoi difetti e le sue imprecisioni, parla a chiunque con una potenza straordinaria — perfino nelle riduzioni destinate ai ragazzi, dove qualcosa dell’energia originale sopravvive, testarda e indomabile come la balena bianca.


